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Storia della Fotografia - 3) Il Dagherrotipo

Gabriele Danesi Fine Art Studio
Pubblicato da in Tecnica Fotografica ·
Tags: storiafotografia

Louis Jacques Mandé Daguerre (1787-1851),



dominato fin dall'infanzia dalla vocazione per la pittura, abbandonò il paese natale, Cormeilles, per dirigersi a Parigi, dove divenne allievo di un famoso scenografo e ne seguì le orme acquistando ben presto perizia e fama.

I suoi studi riguardo la pittura, la prospettiva e l'ottica, lo portarono di fronte al problema del fissaggio delle immagini ottenute per azione della luce. Ed apprese, nel gennaio del 1826, che questo problema era stato risolto, già da qualche anno, da Niépce. Entrò subito in corrispondenza con lui ottenendo diversi saggi, e Niépce, a sua volta, espresse il desiderio di conoscere i risultati di analoghi esperimenti annunciati da Daguerre. Ma questi non volle inviargli nessun campione dei propri lavori, benché continuasse ad affermare di aver scoperto un procedimento diverso da quello di Niepce, anzi superiore.

Al primo incontro tra Niépce e Daguerre del 1827 ne seguirono altri, sempre più frequenti, finché, avendo Daguerre affermato di avere apportato alla camera oscura un perfezionamento considerevole tale da costituire un procedimento più semplice e sicuro per il fissaggio delle immagini, Niépce gli propose di unire i loro sforzi.

Il 5 dicembre 1829 Niépce e Daguerre firmano un contratto che comincia con queste parole:

"Il signor Niépce, desiderando fissare con un nuovo mezzo, senza ricorrere a un disegnatore, le vedute che offre la natura, ha compiuto ricerche in proposito. Numerosi esperimenti che provano questa scoperta ne sono il risultato. La scoperta consiste nella riproduzione spontanea delle immagini ricevute nella camera oscura. Il signor Daguerre, al quale egli ha rivelato la sua scoperta, avendone valutato tutto l'interesse, tanto più che essa è suscettibile di un grande perfezionamento, offre al signor Niépce di unirsi a lui per giungere a questo perfezionamento e di associarsi per trarre tutti i vantaggi possibili da questo nuovo genere di industria ".

Daguerre riesce a interessare alle sue ricerche un insigne fisico e astronomo, François Jean Dominique Arago,



insegnante al Politecnico di Parigi, che appena ventitreenne era stato chiamato a far parte dell'Accademia delle Scienze. Ed è Arago, persona influente e politicizzata, che, il 19 gennaio 1839, comunica all'Accademia delle Scienze l'invenzione di Daguerre limitandosi a citare la collaborazione da parte di Niépce. L'annuncio suscita grande entusiasmo e la fortuna di Daguerre cresce in modo rapidissimo, mentre la figura di Niépce resta in ombra.

Da quel momento in avanti, la fama di Daguerre crescerà sempre più. Viene nominato ufficiale della Legion d'Onore, l'imperatore d'Austria gli regala una grande medaglia d'oro ornata di brillanti, varie Accademie d'Europa lo eleggono loro membro onorario. Daguerre farà molta fortuna e vivrà di rendita per il resto della vita in una lussuosa villa di campagna, venerato come un maestro e occupato fino all'ultimo nel perfezionare i suoi procedimenti.

Ma l'annuncio dato all'Accademia delle Scienze da Arago nel lontano 1839 suscitò anche molte proteste. Furono in molti a rivendicare la paternità dell'invenzione del fissaggio delle immagini create dalla luce. Il parroco tedesco Hofmeister disse di esservi arrivato cinque anni prima. Il francese Gauné addirittura dodici anni prima. Gli inglesi Towson e Reade, rispettivamente nel 1830 e 1836.

E come se non bastasse, il successo di Daguerre fece sì che chi veramente aveva fatto molto per la fotografia, rimase completamente in disparte. Si trattava di Hippolyte Bayard (qui sotto rappresentato in un suo "autoritratto come annegato")



e del già citato Niépce. Bayard era un modesto impiegato al Ministero delle Finanze di Parigi ed era tanto riservato e umile che i colleghi non sapevano nulla dei suoi esperimenti serali a lume di lucerna. Quando si sparse la notizia dell'invenzione di Daguerre nel 1839, egli si decise a rendere noti i risultati degli esperimenti condotti diversi anni prima: aveva ottenuto immagini fotografiche positive su carte al cloruro d'argento. Il 24 giugno dell'anno stesso dell'annuncio di Arago, espose al pubblico, nelle vetrine di un magazzino di Parigi, trenta fotografie. Ma restò comunque quasi inosservato. Pare che Arago l'abbia ricevuto per convincerlo dello scarso valore delle immagini su carta da lui ottenute. Si dice anche che Arago sia arrivato a dare al povero Bayard una mancia di 600 franchi perché lasciasse perdere, invitandolo a dedicarsi anche lui al dagherrotipo. Insieme ad Hippolite Bayard non ottennero né successo né gloria anche Nadar, Disderi ed altri.

Ma vediamo come arrivò Daguerre alla scoperta del suo procedimento, che venne appunto denominato dagherrotipo.

Messo al corrente sui dettagli del procedimento eliografico di Niépce, Daguerre lo perfezionò al punto da meravigliare lo stesso Niépce. Il giovane inventore cominciò per prima cosa a sostituire il bitume con una sostanza più untuosa, la resina, che ottenne distillando essenza di lavanda sciolta in alcool. Poi, invece di lavare la lastra, la espose a vapori d'olio di petrolio. Il vapore si condensava in goccioline sulle parti rimaste in ombra, le scioglieva e le rendeva trasparenti: mentre non intaccava le parti esposte alla luce, che conservavano la loro morbidezza naturale e riproducevano anche le parti chiare dell'immagine.

"E' così - disse Daguerre - che sono riuscito a ottenere, mediante l'azione più o meno accentuata del vapore sulla sostanza, la gradazione delle tinte."

Dopo circa un anno di collaborazione con Niépce, a Daguerre capita il proverbiale colpo di fortuna: per puro caso, dimentica un cucchiaio su una lastra argentata, preparata con ioduro. Dopo un po' di tempo, si accorge che sulla lastra è rimasto, nitido, il disegno del cucchiaio. Da ciò la scoperta della sensibilità dello ioduro d'argento alla luce. E proprio in quel tempo (è il 1833) Niépce viene a mancare, colpito da trombosi cerebrale. Muore povero e ignorato.

In seguito alla casuale e fortunata scoperta, Daguerre seguita ad esporre alla luce del Sole le lastre preparate con ioduro d'argento (esposizioni che richiedevano molte ore). Ed ecco un altro colpo di fortuna: un giorno il cielo è nuvoloso e piovoso, condizione decisamente sfavorevole per i suoi esperimenti. Daguerre toglie quindi le lastre dalla finestra e le sistema in un armadio. Ma quando va a ritirarle, qualche giorno dopo, si accorge con enorme sorpresa che, dopo un'esposizione alla luce di appena quindici minuti, esse danno immagini limpide, già fissate e sviluppate.
Daguerre capisce che dentro l'armadio, dove conservava numerosi composti e miscele chimiche, si doveva trovare la spiegazione di quel miracoloso effetto. Con minuziosi tentativi prova tutte le soluzioni che ha nell'armadio e non impiegherà molto tempo a scoprire che la causa di tutto è stato un recipiente di mercurio, dal quale si sviluppavano, entro l'armadio, vapori aventi la proprietà di svelare e fissare definitivamente l'immagine.

I perfezionamenti da lui escogitati sono tanto considerevoli che ormai egli giudica essere venuto il momento di farsi conoscere come l'unico inventore della nuova arte. Ma nel contratto firmato con Níepce nel 1829 c'era scritto:

"Articolo 1: vi sarà, tra i signori Niépce e Daguerre, società sotto ragione di commercio "Niépce-Daguerre", per cooperare al perfezionamento della scoperta, inventata dal signor Niépce e perfezionata dal signor Daguerre.

Articolo 2: in caso di morte di uno dei due assocìati, la detta scoperta non potrà mai essere resa pubblica che sotto i nomi designati nell'articolo precedente ".

Ecco allora che quattro anni dopo la morte di Niépce (avvenuta nel 1833), Daguerre furbescamente impone al figlio del socio un nuovo contratto e gli fa firmare questa dichiarazione:

"Io sottoscritto dichiaro con il presente scritto, che il signor Louis Jacques-Mandé Daguerre mi ha fatto conoscere un procedimento di cui è inventore... Questo nuovo mezzo ha il vantaggio di riprodurre gli oggetti dieci o venti volte più rapidamente di quello inventato dal signor Joseph-Nicéphore Niépce, mio padre... In seguito alla comunicazione che mi ha fatto, il signor Daguerre acconsente ad abbandonare alla società il nuovo procedimento di cui è inventore e che egli ha perfezionato, a condizione che questo nuovo procedimento porti solo il nome di Daguerre ".

E' questa appunto l'origine del nome francese daguerrotype (dagherrotipo in italiano).

Nel 1837 la tecnica raggiunta da Daguerre fu sufficientemente matura da produrre una natura morta di grande pregio (il primo dagherrotipo della storia):



Daguerre utilizzò una lastra di rame con applicata una sottile foglia di argento lucidato, che posta sopra a vapori di iodio reagiva formando ioduro d'argento. Seguì l'esposizione alla camera oscura dove la luce rendeva lo ioduro d'argento nuovamente argento in un modo proporzionale alla luce ricevuta. L'immagine non risultava visibile fino all'esposizione ai vapori di mercurio. Un bagno in una forte soluzione di sale comune fissava, seppure non stabilmente, l'immagine.

Si arriva così al 6 gennaio 1839, data in cui la scoperta fu resa nota con toni entusiastici sul quotidiano Gazette de France e il 19 gennaio nel Literary Gazette.

Il procedimento venne reso pubblico il 19 agosto 1839, quando, in una riunione dell'Accademia delle Scienze e dell'Accademia delle Belle Arti, venne presentato nei particolari tecnici all'assemblea e alla folla radunatesi all'esterno. Arago descrisse la storia e la tecnica legata al dagherrotipo, inoltre presentò una relazione del pittore Paul Delaroche, in cui furono esaltati i minuziosi dettagli dell'immagine e dove si affermò che gli artisti e gli incisori non erano minacciati dalla fotografia, anzi potevano utilizzare il nuovo mezzo per lo studio e l'analisi delle vedute. La relazione terminò con il seguente appunto di Delaroche:

"Per concludere, la mirabile scoperta di monsieur Daguerre ha reso un servizio immenso alle arti."

Daguerre pubblicò un manuale tradotto ed esportato in tutto il mondo, contenente la descrizione dell'eliografia di Niépce e i dettagli della dagherrotipia. Con il cognato Alphonse Giroux, Daguerre si accordò per la fabbricazione delle camere oscure necessarie per realizzare dagherrotipi. Costruite in legno, furono provviste delle lenti progettate da Chevalier nel 1829. Questi obiettivi avevano una lunghezza focale di 40,6 cm e una luminosità di f/16. Il costo dell'apparecchio, già corredato di obiettivo ed alcune lastre, si aggirava intorno ai 400 franchi.

Alphonse Giroux, costruì e smerciò con enorme successo i suoi apparecchi sulla cui etichetta vi era scritto:

"Nessun apparecchio è garantito se non reca la firma del signor Daguerre e il sigillo del signor Giroux".

L'apparecchio di Giroux:


L'obiettivo di Chevalier:


L'etichetta di Daguerre-Giroux:


Un francese contemporaneo riferisce:

"I negozi d'ottica erano affollati di appassionati che spasimavano per gli apparecchi di dagherrotipia e si vedevano dovunque macchine puntate su edifici. Ognuno voleva registrare la vista dalla propria finestra ed era fortunato colui che al primo tentativo riusciva ad ottenere il profilo delle cime dei tetti contro il cielo. Tutti andavano in estasi sui comignoli, contavano e ricontavano ogni tegola e i mattoni dei camini, si meravigliavano nello scorgere addirittura il cemento fra i mattoni. In una parola, tutto era così nuovo, che anche la minima prova dava una gioia indescrivibile ".

Nella sola Parigi, nel 1847, furono vendute 2000 macchine e mezzo milione di lastre. In Francia e in Inghilterra i dagherrotipisti eseguivano ritratti le cui dimensioni andavano dai 4 x 5 cm, ai 17 x 22 cm. Tali ritratti venivano poi montati su cornici di cartapesta o su astucci di metallo dorato e venduti ad un prezzo tra le due e le cinque sterline per lastra. Mentre i dagherrotipisti di professione accumulavano fortune, scrittori e artisti portavano nei loro viaggi la macchina magica per ricavarne illustrazioni per le loro opere.

Dopo che il procedimento di Daguerre venne reso pubblico nel 1839, il dagherrotipo diventò una vera e propria mania. Molti pittori abbandonarono tavolozza e pennelli per dedicarsi con assai maggior fortuna al nuovo mestiere di dagherrotipista.

Quello che si cercò di ritrarre, nella maggior parte dei casi, furono gli effetti pittorici dei paesaggi. Gli appassionati del dagherrotipo furono dominati dall'ambizione prevalente di riuscire a ottenere dei "bei quadri". Eppure, fin dagli inizi, Niépce, Daguerre e i loro seguaci avevano dimostrato che la fotografia è un'arte a sé, che ha poco o nulla in comune con la pittura.

Nel 1839 Daguerre compone la prima fotografia dove compare la figura di un essere umano (un parigino, nell'angolo in basso a sinistra, nell'atto di farsi lucidare le scarpe). Ne fece omaggio al Re di Baviera (questo daghettoripo fu conservato nel Museo Nazionale di Monaco che andò completamente distrutto nel corso della seconda guerra mondiale):



Alcuni dei migliori ritratti eseguiti con la nuova tecnica furono opera di Carl F. Stelzner. Del 1843 è il dagherrotipo che ritrae un gruppo del Circolo Artistico d'Amburgo durante una gita in campagna:



Insieme con un altro dagherrotipista, Hermann Blow, Stelzner ritrasse, nel 1842, il terribile incendio che distrusse un intero quartiere di Amburgo. Fu quello il primo reportage fotografico della storia.






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